La Repubblica & R2: voglia di cambiamento, tentativi di modernità

Dopo tanta enfasi sui (presunti) cambiamenti a stile e formato del TG1, anche La Repubblica ha dato una rinfrescata al proprio aspetto: titoli più leggeri, interlinea più ampia, box di approfondimento, persino qualche spazio bianco. Un look leggero che, verrebbe da dire, sembra quello di un sito Web, sebbene l’assenza di link non sia un problema da poco, per un quotidiano cartaceo letto con i nostri occhi ormai abituati a cercare le sottolineature. Un buon lavoro, che sarebbe carino fosse imitato anche dall’elefantiaca versione digitale del quotidiano, Repubblica.it, altrimenti destinata a morire sotto il novecentesimo box pubblicitario consecutivo delle iniziative editoriali del Gruppo L’Espresso.

La vera novità di questi giorni, in realtà, l’aveva segnalata Mr. Wittgenstein la scorsa settimana: si tratta di R2, il nuovo dorso nazionale che non brilla per originalità nel nome (Luca indica The Guardian e il suo G2 come fonte autorevole, ma a noi plebei viene in mente anche l’affaire Virgin Music vs. V2), ma sicuramente rappresenta un’iniziativa originale nel sonnolento mondo dei quotidiani italiani. L’idea, ci spiega l’editoriale di Ezio Mauro, è quella di uno spazio editoriale

«che raccoglierà ogni giorno i servizi speciali di Repubblica con le sue grandi firme. Un giornale di inchieste, storie, dossier, reportage e racconti per approfondire fatti e protagonisti della grande cronaca italiana e internazionale, della cultura, degli spettacoli. Con questa offerta informativa originale e autonoma, non si potrà più dire che i giornali sono tutti uguali. E anche la politica dovrà guadagnarsi il suo spazio nella nuova sezione, con questo semplice criterio: no alla politica che parla di se stessa, sì alla politica che parla delle persone e del mondo.»

Si tratta di un programma ambizioso, soprattutto nel voler instaurare un nuovo rapporto col mondo politico (anche se questo passaggio suona piuttosto simile al proclama di Riotta in occasione della presentazione del “nuovo” telegiornale). Si tratta di un tentativo apprezzabile di mettere su carta ciò che si pensava da tempo, cioè che esiste uno shift tra le funzioni d’uso dei vari media: in un certo senso, La Repubblica implicitamente attenta all’esistenza del giornale gemello, L’Espresso. Infatti, in un mondo in cui le notizie si leggono massivamente via Web e vengono sorbite belle farcite via TV, la funzione dei quotidiani è quella che una volta svolgevano i periodici: l’approfondimento di qualità.

Il problema principale di R2 (ma è un po’ quello dei quotidiani contemporanei in generale), però, è proprio il tempo che il lettore medio (alias tutti noi) può dedicare a tale attività di approfondimento: viene sicuramente voglia di leggere l’articolo di Roberto Saviano pubblicato oggi, sul binomio Sarkozy e architettura forse si può impiegare un po’ di tempo, ma l’approfondimento su Madeleine McCann è fuori portata. Col tempo, c’è da sperare, la selezione dei contenuti sarà più omogenea: apprezziamo comunque la voglia di cambiamento di Mauro e dei suoi, ma soprattutto i tentativi per risvegliare un quotidiano che ha solo una trentina di anni, ma in questi anni è invecchiato rapidamente, proprio come la popolazione italiana che cerca di rappresentante e cui tenta di parlare.

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