Facebook si è afflosciato

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per capire che aria tira in questi mesi nei confronti del più grande social network. I testi sono stati scritti da professionisti di settori diversi, si riferiscono a varie iniziative e partono da notizie differenti, eppure sono tendenzialmente accomunati da una certa sfiducia nei confronti di Facebook.

Nonostante l’enorme parco utenti, ormai abbondantemente oltre il miliardo, l’azienda blu viene tratteggiata come incapace di produrre innovazione significativa e creare buona marginalità. Il che, essendo una società quotata al Nasdaq, è fonte di angoscia trimestrale per gli azionisti.

Facebook continua a essere percepita come piattaforma su cui perdere tempo; prima il passatempo preferito degli utilizzatori sembravano i giochi di Zynga, ora pare attraggano di più le funzionalità di comunicazione testuale. Dopo anni e anni sembra che tutto si riduca ancora alla stickiness.

Onestamente è difficile in questo momento pianificare campagne su Facebook per prodotti e servizi “seri”: la maggior parte delle inserzioni è di modesta qualità e di dubbia provenienza. È un peccato, soprattutto per il proliferare di agenzie che affrontano lo strumento con poca professionalità.

Chissà in che direzione andrà il Web nei prossimi anni, chissà che fine farà Facebook. Qualcuno ipotizza che diventerà una sorta di servizio pubblico, ma è evidente che questo passaggio deriverebbe da una sua crisi profonda e da una revisione della governance, quasi una nazionalizzazione.

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