Time Warner cambia ancora pelle

Time Warner cede Time. La notizia è decisamente più rilevante di quando il conglomerato perse per strada il prefisso AOL, che era stato apposto a inizio millennio a seguito di una strana (se vista con gli occhi di oggi) operazione finanziaria in cui teoricamente era stata proprio America On Line, con una capitalizzazione drogata dalla dot-com bubble, a comprare Time Warner.

Time da un lato e Warner dall’altro erano e sono marchi storici dei media internazionali e la fusione con AOL non ha mai creato le sinergie sperate; la verità è che nell’ultimo decennio la progressiva erosione del business editoriale tradizionale è stata combattuta investendo più sulla TV che sulla Rete. Ora è appunto giunto il momento di tagliare definitivamente il “ramo secco” cartaceo.

Addio a riviste come Time, Life o Sports Illustrated, dopo che negli anni nel gruppo erano transitati marchi importanti come MTV, Atari, Hanna-Barbera e tutto il mondo Warner Music Group, che ormai da tempo al di là del nome non è più parte di Time Warner. Rimane qualche dubbio sul destino di attività come DC Comics, che seppur nate su carta hanno potenzialità “cross-mediali”.

Gli impatti saranno visibili in tutto il mondo, visto che Time Warner negli ultimi anni si sta giocando la leadership con Walt Disney Company, a sua volta negli ultimi anni protagonista di significative operazioni di M&A. Ma sono soprattutto gli effetti sui gruppi europei quelli che osserveremo con più attenzione: arriverà il giorno in cui L’Espresso o RCS venderanno le attività tradizionali?

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