Il trade off dei media commerciali è vecchio ma molto attuale

Sgomitando tra i mille film che affollano le sale cinematografiche in autunno, Good Night, and Good Luck si distingue per un’ottima gestione della fotografia e del montaggio. Peccato per la sceneggiatura poco curata, che tuttavia riesce a comunicare bene al pubblico europeo, che di questo film tanto ha sentito parlare a Venezia, l’importanza di rileggere il passato come insegnamento per il futuro dei media.

L’affascinante mondo delle redazioni CBS degli anni Sessanta diviene, infatti, metafora efficace per rappresentare quell’inquietante trade off che nell’ultimo secolo ha accompagnato il progressivo sviluppo commerciale della stampa, della radio, della televisione ed infine del Web. Quanto possono essere liberi gli editori, i giornalisti, i produttori, i registi la cui busta paga dipende dal produrre contenuti interessanti da vendere agli sponsor invece che ai lettori / spettatori / ascoltatori? Quanto possono spingersi nello schierarsi, nel denunziare, nel gridare la verità, consci che gli investitori preferiranno dei tranquillizzanti contenuti di intrattenimento a dei pedanti programmi di approfondimento?

L’Europa dei giorni nostri è lontana anni luce dagli anni del Maccartismo, ma vive quotidianamente i drammatici dubbi di Edward Murrow e dei suoi compagni: lo fa non solo nel panorama televisivo, in cui i player maggiori sono legati a poche famiglie onnivore e spesso invischiate col potere politico, ma anche sui mezzi più moderni. Il Web europeo in particolare, vive nella consueta mancanza di business model vincenti, che garantiscano a siti anche di grande rilevanza un futuro indipendente. E su un mezzo in cui pubblicità e contenuti sono ancora più miscelati rispetto a tutti gli altri, ciò può destare più di qualche preoccupazione.

Saranno sempre più notti insonni, quelle che i giornalisti più professionali ed i loro “clienti” più sensibili vivranno nei prossimi mesi di ormai consueta crisi economica, politica e sociale. Il pericolo di una nuova caccia alle streghe è sempre valido ed alcuni proclami guerrafondai degli ultimi anni sembrano essere andati in questo senso. C’è bisogno di tanta deontologia da una parte e di tanta disponibilità all’ascolto dall’altra. Good Night, and Good Luck.

3 pensieri su “Il trade off dei media commerciali è vecchio ma molto attuale

  1. Concordo con l’analisi. Dei blog non ne parli, però. Forse perché è qui che si rifugia l’informazione sganciata dalle regole commerciali? Di certo, è difficile pensare ad un business model per un medium non controllabile. Ne consegue che è arduo, se non impossibile, guadagnare producendo informazione, ove questa non si riduca a prodotto. Divorzio in vista? Informazione come lusso?

  2. Il vero punto è capire la rilevanza del fenomeno. La nullità elettorale di Scalfarotto ha di fatto evidenziato la limitatezza degli impatti sociali e comunicativi dell’attuale movimento bloggaro in Italia. All’estero, Howard Dean vale per tutti.

  3. Certo, davo per scontato di non parlare di dinamiche mature, bensì di un processo appena agli inizi. Tuttavia è forse già possibile valutare l’eccellenza nella blogoboccia come humus naturale dell’informazione indipendente. E, quando il processo sarà avanzato, a maggior ragione ci sarà da riflettere su come rendere profittevole un’informazione frammentata e meno mercificabile.

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