Pubblicità sì, pubblicità no, la terra dei cachi…

Il dibattito avviato a fine anno da Luca Conti sulle preferenze dei navigatori nei confronti di blog con o senza pubblicità continua a ricevere interventi e suggestioni: il tema, d’altronde, è caro sia a chi legge che a chi scrive su questi spazi eterogenei. I primi, stremati da anni di invasive campagne pubblicitarie a base di banner e pop-up, non rinunciano a lanciare stilettate contro chi, tra i secondi, cede alle lusinghe degli spiccioli che AdSense e sistemi simili possono offrire, a parziale copertura dei costi di connettività. Posizione, tra l’altro, nemmeno così uniforme tra i blogger di tutto il mondo.

Se le motivazioni in favore dell’inserimento di spazi pubblicitari autogestiti o venduti tramite sistemi come quello di Google sono di carattere meramente economico, quelle “contro” spaziano dalla paura di rovinare il template alla convinzione che nessuno clicchi, il tutto intramezzato da quella che Granieri definisce “ideologia”: viene naturale estendere la riflessione dai blog a tutta la Rete, addirittura a tutto il panorama mediale. Si apre il consueto dibattito sull’indipendenza di chi accetta la pubblicità, si chiude l’era della pubblicità unidirezionale: in fondo, sulla Rete, la differenza tra produttori di contenuti e lettori, tra media ufficiali e alternativi non è così ampia.

Si gioca soprattutto sulla capacità di persuadere, attrarre e fidelizzare i lettori della Rete, obiettivamente più sensibili a queste tematiche rispetto ai supini usufruenti distratti dei mass media più tradizionali: è sulla Rete che Grillo, Luttazzi ed i loro alter ego trovano megafoni low cost in cui condividere sì idee rivoluzionarie ed interessanti, ma anche propagandare a costo zero prodotti e spettacoli. In ogni caso, fa molto meno male vedere blogger, magari illustri, che promuovono i propri prodotti, piuttosto che quotidiani piegati dai costi del loro servizio on line che inseriscono qualsiasi annuncio vagamente pubblicitario e vagamente redditizio.

Tra i numerosi visti negli ultimi giorni, l’intervento più brillante è quello di Sergio Maistrello, che riesce a riassumere pregi e difetti del mondo pubblicitario: né demoniaco né angelico, è uno spaccato della più ampia realtà economica, come i numerosi commenti al post sembrano voler dimostrare. Ciò che dà fastidio, peraltro in maniera assai condivisibile, è l’esagerazione, l’invasione a gamba tesa di annunci che si travestono, si nascondono ed esplodono a sorpresa in contesti comunicativi magari di tutt’altro tenore: questo vale per qualsiasi media, così come vale per i blog e la Rete più in generale. L’onestà premia, il disturbo distrugge: alzi la mano chi compra con piacere la merce di chi gli arreca fastidio.

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