Comici tra politica e populismo

Per una strana coincidenza astrale, o perché in fondo sono tra i più noti personaggi pubblici auto-esposti al pubblico interesse, i protagonisti della Rete italiana sono proprio i due personaggi citati nel post precedente come esempi di autopromozione: Luttazzi, che nel frattempo ha sospeso l’attività del suo blog e Grillo, che continua ad estendere il proprio predominio sulla Rete attraverso una crescita esponenziale che ne fa ormai un opinion leader ancora più affermato di quando faceva le sue arringhe via TV.

A dire il vero, il protagonista finale è proprio lui, visto che con piglio polemico anche Luttazzi, nel suo messaggio di chiusura, sembra fare riferimento alla deriva populistica del collega, dopo che già ad inizio anno nel suo discorsetto aveva riflettuto sul mestiere del comico e sul potere che la satira può regalare a chiunque abbia il coraggio di gridare contro i potenti. Sono step diversi di uno stesso percorso di crescita: prima gli spettacoli di piazza, poi le apparizioni in televisione, dove si è costretti a far ridere a pié sospinto, infine il Web, in cui ci si può atteggiare a santi o demoni a seconda del caso e dell’umore.

Grillo discetta di tutto sul suo blog, facendo sicuramente una meritevole opera di controinformazione, ma anche imponendo una propria visione del mondo antipolitica: un ottimo giullare di corte, che ha il coraggio di attaccare a destra come a sinistra. Il piano sul quale lo si può attaccare è quello della coerenza: a volte sembra più assecondare gli istinti delle masse che le idee che egli stesso ha propagandato magari pochi anni prima. Ma ormai il suo è un pubblico affezionato, ben più di quello di Luttazzi, che è probabilmente il miglior satiro italiano, ma non ha (ancora?) indossato i panni del predicatore, sfuggendo persino all’invito di Celentano di apparire in TV come martire del regime.

L’arrivo di Grillo sulla Rete italiana ha sconvolto i fragili equilibri che avevano regnato negli ultimi anni: il suo blog genera più traffico di molti quotidiani italiani, stracciando i numeri dei suoi colleghi blogger che, fin quando si contavano nell’ordine delle migliaia, avevano i propri reucci con qualche decina di commenti. Ogni intervento di Grillo genera migliaia di commenti: da quelli più attinenti a quelli di chi cerca un briciolo di attenzione da parte sua o degli altri lettori, in un turbinìo di buon senso e urla di allarme. Un enorme Speaker’s corner in cui non c’è più un solo matto: c’è l’intera Italia che, dopo anni di governo populistico, cerca un nuovo leader.

6 pensieri su “Comici tra politica e populismo

  1. Supponevo che, prima o poi, avresti maneggiato questa saponetta.

    Il problema dell’affollamento nei commenti, che li trasforma da think tank a cry tank, è reale. Spero che il nostro resista ancora un po’ alla lusinga della piazza (è ancora in fase di annuso). Che cerchi più coordinamento che gratificazione.

    Lo spariglio nelle logiche di percezione della rete, invece, è tutto grasso che cola. Qui si fa ancora – o di nuovo – politica. Il Massachusetts bertinotteggia coi formati aperti; la Francia socialisteggia col p2p; si può “votare” boicottando il chip Fritz e via dicendo. Chi s’affaccia convinto che esista solo Grillo, se appena si guarda attorno, troverà mille motivi per tornare a partecipare, a impegnarsi.

    Almeno, è un augurio

  2. Pingback: Pingback dall'articolo » Chiudere gli occhi e pensare a Beppe Grillo

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