Il personaggio del 2006 sei tu, anzi voi, anzi noi, anzi loro

Quando nello scorso fine settimana Time ha annunciato che il personaggio del 2006 non sarebbe stato (come prevedibile) Mahmoud Ahmadinejad, i media di tutto il mondo si sono scatenati nel comunicarlo ai propri spettatori cercando di spiegare cosa fosse incluso tra quegli «You» cui il settimanale ha dedicato l’ambito premio. Si tratta di una tradizione che dura da decenni e sino ad ora il premio non era mai stato assegnato ad un numero così elevato di persone: in fin dei conti, gli utenti di Internet ormai si misurano in miliardi e quelli che rispondono ai requisiti della rivista sono centinaia di milioni.

I requisiti per sentirsi assegnatari del premio consistono nell’aver utilizzato attivamente i tanti servizi che siamo ormai abituati ad includere sotto l’etichetta Web 2.0: hai vinto il premio se hai condiviso un video su YouTube, partecipato attivamente ad una comunità di MySpace o contribuito ad un articolo su Wikipedia. Un po’ meno se hai mantenuto attivo il tuo blog: l’articolo che spiega le motivazioni del premio dedica molto poco spazio a questa attività, eppure come era prevedibile i blogger italiani si sono scatenati nell’auto-elogiarsi, auto-premiarsi, auto-incensarsi.

L’osservazione sulla parziale rilevanza dei blog è semplice: il Time ha premiato chi è uno step avanti, considerando che mantenere un blog è ormai un’attività scontata come discutere in ufficio con i colleghi; chi invece ha prodotto contenuti multimediali, chi ha partecipato a piattaforme di knowledge sharing, chi ha avviato una propria stazione radiotelevisiva, ha portato un valore aggiunto alla comunità. Questo è davvero lo spirito innovativo di chi merita il premio del magazine: per la prima volta nella storia, non ci sono padroni della conoscenza, ma formichine operose che la creano, la migliorano, la fanno circolare vorticosamente.

Nel frattempo, si può continuare amabilmente a discutere del colpo di mano verso i media classici o del pronome più corretto cui attribuire il premio. Ciò che conta, di questa iniziativa editoriale, è che finalmente la Rete ed i suoi cittadini più attivi abbiano ottenuto un riconoscimento positivo, dopo mesi di brutte notizie e persecuzioni. Per il resto, come ha brillantemente sintetizzato Squonk, «La “rilevanza”, o la “capacità di incidere concretamente” non sono attributi della blogosfera, bensì delle singole persone, le quali – a volte – usano per esprimersi uno strumento di produzione e gestione di contenuti».

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