Quando il Brasile fa Cilecca(relli)

Daniela Ciccarelli ai tempi ella relazione con RonaldoQualsivoglia siano le sue origini, la signora Daniela Cicarelli è un personaggio discutibile: è diventata famosa ed ha fatto carriera semplicemente basandosi sul fatto di essere stata fidanzata con un noto calciatore; oggi, dopo averne combinato di tutti i colori in pubblico con un banchiere brasiliano di Merril Lynch, ha avuto l’ardire di lamentarsi del morboso interesse dei suoi conterranei per le sue prodezze in spiaggia. Richiesta legittima se non per il fatto che, per ottenere ulteriore pubblicità, la showgirl (o qualsiasi cosa sia) ha insistentemente chiesto al giudice di chiudere YouTube.

Per capire quanto la richiesta sia spropositata, basti guardare l’effetto sull’opinione pubblica internazionale di fronte alla reazione degli ISP brasiliani, che si sono precipitati a sbarrare l’accesso al sito, probabilmente approfittando della situazione per risparmiare banda. Inutile dire che nel frattempo il video sexy si può trovare su decine di sistemi di video sharing: una volta immesso in Rete un contenuto, è veramente difficile bloccarne la proliferazione. Chissà che non arrivi presto anche su PornoTube,, il sistema specializzato in video “caldi” che non ha comunque ancora molto seguito rispetto ai più noti siti generalisti.

I giudici brasiliani, che già qualche mese fa avevano creato problemi a Google a causa di Orkut, utilizzatissimo in Brasile, hanno comunque rapidamente cambiato idea ed hanno quindi tolto il vincolo “ufficiale” all’oscuramento del sito, sebbene il video in questione continui ad essere fuorilegge. I navigatori di tutto il mondo hanno tirato un sospiro di sollievo, dopo essersi schierati, come sempre, contro questo tipo di censure: non perché non si voglia tutelare la privacy (…) dei vip coinvolti, ma per l’ovvio rischio che, di censura in censura, paesi in forte sviluppo come il Brasile possano frenare lo sviluppo di uno strumento democratico come è il Web.

La signora ha avuto la sua pubblicità ed ora questa storia assurda inizia a partorire emulazioni ironiche. L’importante è che questa brutta vicenda finisca nel dimenticatoio e non diventi un pericoloso precedente. In confronto a queste storielle auto-promozionali, ci sono temi ben più seri che andranno gestiti da istituzioni ed aziende produttrici di contenuti: c’è una possibilità infinita di condividere conoscenza, dati ed informazioni, anche multimediali e dobbiamo approfittarne. Se poi siamo così sciocchi da sprecarla con filimini porno-soft, sarà inutile scagliarsi contro i giudici: ce la saremo cercata, la censura.

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