Spettacolarizzare fa male (ma a volte è utile)

Fa cadere definitivamente le braccia la notizia che le forze dell’ordine abbiano assaltato gli uffici di Google Italia per una perquisizione che è solo il primo passo di una più ampia offensiva verso il Gruppo di origine statunitense. Lo step successivo, cioè l’aver messo sotto accusa due responsabili statunitensi delle attività italiane, è una conseguenza nefasta quanto surreale: è come se un uomo salisse sul ponte di una nave e si vantasse di aver stuprato un’impiegata del porto ed i poliziotti rincorressero i padroni della compagnia di navigazione (straniera) perché hanno permesso all’uomo di vantarsi pubblicamente del turpe gesto.

Da questa logica, è evidente, non se ne esce più: si confondono cause ed effetti, si mescolano protagonisti e responsabili. Se lo stupratore ha voluto pavoneggiarsi, il poliziotto furbo ne deve approfittare per fermarlo, verificare lo svolgimento dei fatti e permettere ai giudici di punirlo. Se il poliziotto preferisce far abbattere la nave, ha distrutto Sansone con tutti i filistei: nessuno potrà più utilizzarla per attraversare il mare e tutti dovranno soffrire per colpa di chi ha commesso un reato al porto. Quale sarà il vantaggio per la comunità nel bloccare la nave? Come avrebbero potuto i suoi proprietari bloccare a priori la salita a bordo del malvivente?

Sempre in termini di metafore, Beppe Caravita ha commentato l’accanimento contro Google sottolineando come l’attenzione deve essere posta alla “febbre” della società civile, piuttosto che agli strumenti di comunicazione che permettono di testarla. Se i ragazzini italiani sono in preda ad un delirio collettivo di onnipotenza, sarebbe meglio prestare loro attenzione piuttosto che indignarsi a posteriori del fatto che si vantino delle proprie malefatte. Internet è utile e lo sarà sempre più in futuro proprio perché sarà il luogo di elezione per “incontrare” persone di tutte le età, giovani in primis, ma ciò che serve è comprenderne il linguaggio, non lo strumento utilizzato.

Da notare infatti che lo spettacolarizzare gli eventi drammatici è una tendenza che va al di là della Rete: recentemente Le Iene su Italia Uno hanno denunciato il notevole spaccio di droga tra i ragazzi ospiti di Arezzo Wave e rapidamente la ventennale manifestazione ha cambiato sede, nome e dimensioni per le prossime edizioni. Gridare cose sgradevoli in maniera spettacolare insomma a volte serve alla società, anche se chi lo fa magari ha altri intenti. Si ottengono con questo metodo più risultati che attraverso il lavoro giornalistico tradizionale: nel bene e nel male, un servizio de Le Iene riceve più attenzione di un dossier di Report proprio per il suo linguaggio giovanilistico. In fin dei conti è meglio spettacolarizzare un po’ piuttosto che lasciare crimini impuniti.

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