30 settembre 2013

L’aggressività e il cibo

Del fatto che Guido Barilla abbia voluto regalare ai libri di comunicazione aziendale un case study “estremo” si è già detto di tutto di più; qui basti riportare a futura memoria la drammatica testimonianza di Luca Barilla, che ha parlato apertamente di un danno rilevante, per ora schivato sul trade ma che probabilmente verrà rilevato a valle sul dettaglio.

Non è stato il solo momento che in questo settembre “caldo” ha associato food e aggressività: a metà settembre un commando di vegani aveva preso d’assalto i tendoni di una saga abbruzzese-molisana a Torino; la scorsa settimana un ristorante a Cremona è stato scena di una missione punitiva a base di fango verso avventori e personale di sala.

Che in Italia si sia particolarmente legati al cibo è un bene e una fortuna anche economica; tuttavia quando questa passione collettiva assume i toni visti in queste settimane, il danno di immagine è una delle componenti di una più ampia disillusione. Nessuno desidera una retorica pane amore e pomodoro, ma non eravamo mai arrivati a questi picchi.

Le tifoserie schierate nei tanti programmi televisivi di cucina sembravano già troppo; l’alimentazione dovrebbe essere un fattore di comunione o al massimo una disciplina scientifica, non l’occasione per sfogare l’aggressività verso manager, staff di sagre paesane e ristoratori chic. L’ambiente politico fa venir voglia di arrabbiarsi, ma non è una giustificazione.

Filed under Alimentazione e agricoltura by

Permalink Print Comment

20 settembre 2013

I geek sono diventati glamour?

Essere geek oggi vuol dire essere alla moda o far parte di una nicchia ai margini?

Fino a qualche anno fa la risposta era abbastanza scontata; libri, serie televisive, film e fumetti per anni hanno da un lato strizzato l’occhio a un pubblico di nicchia che si sentiva accomunato sotto questa etichetta e dall’altro ironizzato su questo stesso pubblico a favore degli “altri”. La prima svolta forse è stata la progressiva diffusione dei gadget Apple, in particolare dell’iPhone. Nei mesi di lancio dello smartphone i vecchi appassionati di Apple si lamentavano di come la mela morsicata avesse lasciato la recinzione di love brand di nicchia per cercare un successo più esteso.

Poi è stato il turno di Big Bang Theory, lo show televisivo che ha cercato di costruire un ponte tra i due mondi, riuscendo al tempo stesso a conquistare con un salto mortale chi si sentiva ancora protetto dall’etichetta e coloro che ci scherzavano su. E che magari stavano cambiando abitudini senza saperlo. Recentemente Andrew Harrison su The Guardian si è chiesto a che punto è questa estensione alla massa di stilemi e passioni dei geek e i risultati della riflessione sono eterogenei. Probabilmente oggi dirsi geek è di moda; persino il mondo del business non è rimasto impermeabile.

Che sia merito della cosiddetta consumerization o di qualche programma televisivo poco cambia; probabilmente essere fan ossessionati di Star Trek è ancora terreno proprio dei veri aficionados, ma un certo uso di strumenti hardware e software è ormai fenomeno di massa. I più scaltri continuano a distinguere tra nerd e geek dissociandosi dai primi e sentendosi cool tra i secondi; al di là delle etichette, è un vero e proprio shift culturale in corso che in qualche modo riguarda la maggior parte degli Europei, non solo di quelli che passano 16 ore al giorno davanti a notebook, tablet, smartphone.

Filed under Vita in Rete by

Permalink Print Comment

10 settembre 2013

Saluti da Berlino

Un’affermazione empirica, suffragata più dalla frequentazione dei social network in lingua italiana e dalla lingua italiana sentita in ogni strada, è che quest’anno Berlino sia stata una meta “calda” per il turismo italiano. Turismo molto eterogeneo, formato indistintamente da famiglie a caccia di musei, ragazzini in cerca di locali, hipster che l’hanno scelta come capitale europea del cool. Strano destino per una città che alterna edifici terribilmente retrò e gioielli architettonici contemporanei, in un mix affatto scontato: l’ex Berlino Est è oggi decisamente più appealing dell’ex zona occidentale, visto che la ricostruzione negli ultimi venti anni ha riguardato soprattutto i quartieri da questo lato della Porta di Brandeburgo.

Lo sviluppo commerciale è stato il driver principale di questa evoluzione; c’è però una nuvola malinconica che aleggia su tutta la città. Non c’è solo il classico cruccio tedesco legato al (comprensibile) dolore di aver dato origine al nazismo; a Berlino si vive ancora l’altra cesura storica, quella del crollo del muro, che ha sicuramente appeal turistico, ma che incredibilmente condiziona ancora la vita dei berlinesi. Non è un caso che Berlino risulti più interessante nelle aree e nei momenti in cui si presenta sciolta dalla sua storia, più focalizzata sul futuro che sul passato. La club culture ad esempio è un fenomeno solido nella città che tiene solidamente in mano lo scettro di capitale mondiale della techno.

Rispetto a Praga, Berlino presenta un rapporto più maturo con i brand internazionali. Per la gioia degli italiani non mancano gli Starbucks, ma per il resto sembra più amato il pesce di Nordsee che l’hamburger di McDonald’s; in generale anche in considerazione dell’ampia immigrazione, spadroneggiano le culture alimentari turca e italiana. Anche a livello culturale l’apertura internazionale è significativa e fa intuire una grande disponibilità al confronto, soprattutto col resto d’Europa. Non che manchino le classiche fissazioni tedesche: le automobili sono il tipico esempio di prodotto in cui i tedeschi si sentono i primi della classe. Peraltro, nel bene e nel male, in Europa lo sono anche da molti altri punti di vista.

Filed under Turismo e trasporti by

Permalink Print Comment

31 agosto 2013

Riecco Yahoo!

Se in Europa la stella di Yahoo! non brilla più da almeno un decennio e se addirittura in Cina l’azienda viola sta dismettendo le attività, negli Stati Uniti la storia è molto diversa. Le recenti stime Comscore pongono Yahoo! in cima alle 50 properties più visitate del Web americano. Il distacco con Google è marginale, ma al totalone di Yahoo! presto dovranno essere aggiunti i numeri di Tumblr, che oggi è già presenza solida nella top 30.

Da notare che i numeri sono relativi solo al Web tradizionale, senza una rilevazione specifica dedicata al canale Mobile. Questo potrebbe cambiare le posizioni della classifica, visti i notevoli investimenti di Google e Facebook in questo ambito nel corso dell’ultimo biennio rispetto alla relativa stasi di Yahoo!, che comunque ha giustificato le tante recenti acquisizioni proprio con l’obiettivo di costruire forti competenze/presenze sul Mobile.

Al di là delle cifre, colpisce pensare a come un’azienda data più volte per spacciata riesca a ottenere ancora un seguito così ampio, che è impossibile pensare derivi solo dai tools gratuiti come Yahoo! Mail e di sicuro non viene dalle startup comprate e massacrate nel corso degli anni. Rimane il classico problema delle grandi aziende Web, visto che anche Yahoo! continua a vivere solo di pubblicità, non di abbonamenti premium a Flickr.

Marissa Mayer si sta costruendo la fama di manager brillante e questo le verrà utile anche per il futuro post-Yahoo!, a patto che a un certo punto smetta di spendere soldi in acquisizioni e cambi di logo e inizi a lavorare sul business model. Nel frattempo, fa comunque piacere rivedere un nome delle vecchia guardia di Internet che abbia ancora qualcosa da dire senza ammosciarsi sotto i domini asfissianti di Google o Facebook.

Filed under Vita in Rete by

Permalink Print Comment

20 agosto 2013

Saluti da Praga

Lo spirito è quello del post di qualche anno fa che portava ai lettori di .commEurope una “cartolina” da Nizza. Visto che in questi mesi si prevedono diversi giri per il mondo, l’idea è di riprendere l’abitudine di appuntare qui sul blog le osservazioni sul marketing “europeo” visto di volta in volta nei quartieri delle città visitate. Si inizia con Praga, una vera e propria bomboniera per turisti, anche squattrinati. Rispetto alle altre capitali europee si fa fatica a scovare i luoghi ingombranti della democrazia; piuttosto tutto è votato ad attirare l’attenzione di chi passa periodi più o meno brevi in città. Praga è amata dai ragazzini in cerca di alcool come dai vecchietti a caccia di foto dei tanti monumenti.

Le strade della città sono un groviglio di marchi internazionali: non sono solo i fast food e i fast fashion ad aver trovato terreno fertile; la cosa interessante è che si scontrano tutte le catene dell’Europa continentale ma anche i grandi nomi Britannici e Statunitensi. Quindi Paul si mischia con Hooters, mentre le catene locali sono piuttosto sparute e poco coese. Probabilmente qualche anno fa i Marketers di tutto il mondo hanno capito che l’Est Europa era un terreno promettente e così si sono tutti riversati in massa; l’effetto è un overflow di offerta che probabilmente tranquillizza i turisti, ma non sempre riesce ad attrarre i locali. Qualcuno nota che gli stipendi cechi non sono ancora ai livelli occidentali.

Merito o colpa anche del mancato ingresso nell’Euro, che doveva avvenire lo scorso anno e invece pare rimandato a lungo termine contrariamente a quanto già avvenuto nell’amica-nemica Slovacchia. Il rapporto di cambio è relativamente favorevole per i turisti (anche se noi Italiani ci distinguiamo per aver perso la capacità di gestire monete diverse dall’Euro) ma un giro al supermercato fa sorgere qualche legittimo dubbio sulla redditività di chi vuole portare il proprio business in quelle zone. Sugli scaffali si trovano le classiche multinazionali formato-famiglia italiane (Barilla, Ferrero, Saclà, CIS), ma è difficile capirne il posizionamento, sempre in bilico tra premium e tentativo di allargamento del target.

Filed under Marketing, Retail e GDO, Turismo e trasporti by

Permalink Print Comment

31 luglio 2013

Normalità e sobrietà

Enrico Letta va al Quirinale per ricevere l’incarico di formare un Governo indossando un giubottone sportivo e guidando la sua monovolume privata. I notisti politici esultano per questo suo understatement e lo interpretano come un segno della misura che contraddistinguerà l’Esecutivo.

William e Kate escono dalla clinica e i giornali commentano lui che sistema il seggiolino per il bebè o lei che si comporta come una giovane mamma che ha partorito da poche ore. La folla intorno a loro è in visibilio, contenta che il principino raccoglierà il testimone della monarchia.

Jorge Mario Bergoglio aka Francesco I sale sull’aereo Alitalia con una ventiquattrore e tutti in visibilio come peraltro è stato sin dal giorno dell’ascesa al trono pontificio e dalla scelta del nome, sinonimo di sobrietà. In pochi notano come fossero i predecessori a essere sopra la righe.

I potenti in tutta Europa si comportano come persone “normali” ipotizzando che le persone “normali” apprezzeranno la loro “semplicità” riconoscendo un segno di frattura rispetto ai loro predecessori. La strategia funziona nel breve termine, ma andrà verificata nel medio.

Prima o poi i politici torneranno alle urne e i monarchi dovranno prendere decisioni pesanti. Il credito accumulato nel tempo potrà essere utile per placare parzialmente i malumori, ma solo in quel momento si capirà se il mondo sta davvero cambiando o se sia tutto pura strategia.

Filed under Comunicazione politica, Comunicazione religiosa by

Permalink Print Comment

21 luglio 2013

Concentrarsi sulle priorità

Il titolo principale di Libero dedicato al pasticcio kazakoQuesto post dovrebbe auto-distruggersi perché è difficile dare ragione a Libero senza pentirsene. Eppure al di là del titolo un po’ grezzo, i dati presentati dal quotidiano sono talmente impressionanti da destare ben più che qualche preoccupazione.

Obiettivamente se è pur vero che lo spread è sceso rispetto al 2011, è tutt’ora alle stelle rispetto a parametri normali; ma soprattutto è l’economia “reale” a spaventare, ancora vittima dei suoi continui circoli viziosi e dannatamente recessivi.

Ma i toni della comunicazione politica, anche molto accesi, sono tutti orientati a rimpallarsi responsabilità reciproche su fatti del tutto marginali per la ripresa delle attività: la storiaccia Shalabayeva-Ablyazov è il culmine di questa distrazione collettiva.

Si posso capire le implicazioni etiche di casi simili, ma è sciocco continuare a ricoprirli di significati politici giusto per creare ulteriore instabilità; allo stesso modo dispiace per gli insulti razzisti ai ministri o preoccupano le spie americane… Ma poi?

Poi siamo ancora in alto mare a livello macroeconomico e ogni giorno che Governo e Parlamento dedicano a questi “casi” è un giorno rubato ad avviare una necessaria botta di vita all’economia. O è tutta una strategia per rimandare i nodi a dopo l’estate?

Filed under Comunicazione politica by

Permalink Print Comment

11 luglio 2013

Addio fiducia nel marketing

Periodicamente The Fournaise Marketing Group vuole far parlare di sé e quindi pubblica delle bombe sul proprio sito che poi inevitabilmente coinvolgono e fanno discutere i markettari di tutto il mondo. Si tratta solitamente di ricerche condotte su top manager di grandi e medie aziende, chiamati a giudicare il lavoro dei loro uffici Marketing o delle Agenzie fornitrici.

Questi erano alcuni findings degli studi dello scorso anno

«80% of CEOs were not very impressed by the work done by Marketers and believed Marketers were poor business performers. CEOs thought Marketers: (1) could not adequately prove the positive business impact their marketing activities had, (2) had lost sight of what their job really was (i.e. to generate more customer demand for their products/services), and (3) were not business performance-obsessed enough. [...] 69% of CEOs admitted that over time, they had stopped imposing specific business-focused Key Performance Objectives (KPOs) and Key Performance Indicators (KPIs) for Marketers to achieve.»

E questi alcuni spunti emersi oggi.

«78% of CEOs around the world believe Ad & Media Agencies are not performance-driven enough and do not focus enough on helping to generate the (real and P&L-quantifiable) business results they expect their Marketing departments to deliver. [...] 76% of CEOs feel Ad & Media Agencies are not business-pragmatic enough, are too inward-looking, talk too much about “creativity as the saviour” without really being able to unquestionably prove or quantify it, and are often too opportunistic. [...] 74% of CEOs think Ad & Media Agencies are too disconnected from the short- and medium-term business realities [...] 72% of these CEOs admitted they soon realised Ad & Media Agencies were not as data- and science-driven as they had expected, relied too much on gut-feelings, hearsay, wrong methodologies and questionable information»

L’azienda che pubblica le ricerche si occupa di marketing performance management e inutile dirlo ha in tasca la ricetta per far invertire la rotta alle aziende insoddisfatte grazie a una maggiore responsabilizzazione dei propri Marketing Manager. Pur tenendo in conto questa tara metodologica, comunque, non ci si riesce a meravigliare tanto dei risultati delle indagini.

Chiunque tra noi sia stato in momenti diversi da una parte e dall’altra delle classiche barricate Account Manager vs. Marketing Manager o Cliente vs. Consulente ha probabilmente cambiato idea sulla capacità di agenzie e società specializzate nell’indirizzare correttamente gli investimenti di marketing anche a causa di troppi comportamenti opportunistici, meschini.

L’agenzia fa i propri budget vendendo progetti di comunicazione che stanno in piedi con gli stecchini a Manager insicuri che di conseguenza i budget aziendali non li fanno proprio. Molti hanno iniziato a parlare di “digital” come soluzione misurabile, salvo poi tirar fuori KPI del tutto scorrelati con l’effettivo andamento del business aziendale, col ritorno sugli investimenti.

È indubbiamente un far west e la crisi perdurante esaspera i comportamenti opportunistici; ma è davvero paradossale che non si abbia il coraggio di investire in campagne di marketing pagate sulla base della performance, piuttosto che continuare a rosicchiare centesimi dai costi. Dobbiamo tutti vendere di più, dobbiamo avere il coraggio di metterci in gioco.

Filed under Marketing by

Permalink Print Comment

30 giugno 2013

Privacy a corrente alternata

Quante volte abbiamo visto film polizieschi in cui un poliziotto ricostruisce la vita di un ricercato consultando i suoi tabulati telefonici o in cui fuggiaschi si pentono di aver utilizzato la carta di credito venendo letteralmente seguiti in tempo reale? Sono immagini così frequenti da essere diventate tòpoi di buona parte della narrazione contemporanea, non solo gialla.

Poi è arrivata l’estate 2013 e abbiamo iniziato a strapparci i capelli per il fatto che quelle intercettazioni, quei tracciamenti, avvengono davvero, in particolare negli Stati Unit: proprio la terra in cui quelle storie sono spesso ambientate, proprio il Paese che ora sta inseguendo per il mondo tale Edward Snowden trasformandolo istantaneamente in eroe romantico.

Non dovremmo essere poi così sorpresi per il fatto che basta un motore di ricerca scatenato sui social network per far scoprire ad altri tanto di noi; l’incapacità di gestire correttamente le informazioni personali è infatti talmente diffusa che qualche anno fa persino gli agenti della CIA erano stati rovinati dall’aver preso sotto gamba la potenza del Web.

Piuttosto, ci sarebbe da approfondire l’enorme raccolta di informazioni bancarie che in queste ore sta scaldando i motori in Italia, con pur nobili fini di lotta all’evasione fiscale. Siamo davvero bizzarri: seminiamo tracce in Rete di continuo, ci scandalizziamo per le TelCo cattive che tracciano gli SMS, poi ignoriamo la condivisione di tutti i dati con lo Stato.

Filed under Vita in Rete by

Permalink Print Comment

20 giugno 2013

Cinema e fiction in TV

Non è stato esattamente un successone il ciclo TuttoDante su Rai2; a causa della sua trasmissione la rete pubblica si è fatta superare persino da Iris. Il che rappresenta un demerito per Roberto Benigni, ma anche un plauso per la rete Mediaset. Evidentemente gli Italiani non sono poi così allergici al cinema in TV come i palinsesti dei canali maggiori sembrano sottintendere da diversi lustri a questa parte; né hanno voglia di vedere solo repliche di Sissi durante il “blackout” estivo.

Certo si dirà che i numeri delle pellicole cinematografiche in TV sono comunque marginali rispetto a quelli delle fiction popolari, la cui forza consiste nel fotografare la realtà quotidiana; ma il cinema in TV è anche esercizio culturale, non solo puro intrattenimento. Dovrebbe capirlo e valorizzarlo l’apposito Ministero, ma al contrario nel settore si parla di possibili tagli al credito d’imposta che a livello nazionale ha sostenuto la maggior parte delle produzioni, con qualche zampino delle TV.

Tra tutte in questi anni si è affermata Sky, che spesso ha preso il ruolo un tempo della Rai di mecenate del cinema d’autore; qualche mese fa i top manager italiani dell’azienda di Murdoch avevano invitato i produttori anche a investire su fiction di qualità, per le quali il confine con le pellicole cinematografiche fosse più sfumato. Rai e Mediaset invece continuano per la loro strada fatta di produzioni spesso mediocri, incentrate più sullo strappare lacrime che sul distinguersi per l’eccellenza.

La necessità di tagliare budget su budget sta peraltro ulteriormente falcidiando il settore; quindi aspettiamoci che l’invasione di pellicole tedesche melense in televisione possa crescere a dismisura, insieme alle repliche delle fiction di maggior successo degli ultimi anni. D’altra parte i Manager penseranno che per gli appassionati di cinema bastano e avanzano i ghetti di Rai Movie e delle sue sorelle private; sulle reti principali solo qualche varietà e soprattutto tanta fuffa. E non solo d’estate.

Filed under Televisione by

Permalink Print Comment
Made with WordPress and Semiologic • Boxed skin by Denis de Bernardy
View in: Mobile | Standard