Una volta Rodotà era un buon politico: anzi, vista l’eterna morìa dei buoni leader del centrosinistra, si sarebbe potuto affermare come figura di primo piano. Invece, si è lentamente lasciato avvolgere nel tormentone dello “scrivo un articolo sulla privacy - scrivo un libro - divento garante fino alla fine dei miei giorni”. Peccato: non che non abbia lanciato buone idee (a livello di principio), ma l’Authority nel suo complesso ha lanciato solo continui, costosi (per le aziende) elenchi (di tutti i tipi).
Stavolta non si tratta dei soliti elenchi di titolari di trattamenti etc. etc. ma del più classico degli elenchi: quello degli abbonati. Rivisto in maniera molto più ampia delle classiche Pagine bianche che da sempre arrivano nelle case ed oggi sono facilmente consultabili (gratuitamente) in Rete. Si tratta, piuttosto, di un vecchio tormentone contemplato anche nelle licenze ai gestori: un esempio è quella GSM ad Omnitel Pronto Italia, oggi Vodafone Italia, che all’articolo 10, prima di cose molto più importanti (l’interconnessione, il canone, etc.) parla de
«L’ELENCO ABBONATI
- Omnitel può inserire i nomi degli abbonati che lo richiedono nell’elenco telefonico e nell’elenco del servizio 12
- Può essere stipulato un accordo tra Omnitel e Telecom Italia per l’elenco abbonati».
Rimangono tracce on line di come Omnitel aveva provato ad adeguarsi: un clamoroso fallimento. Fondamentalmente, tutti gli operatori avevano scoperto che, nonostante la gratuità dell’operazione, i titolari di linee mobili non ci tenevano proprio a finire in elenchi pubblici. Gli stessi titolari delle classiche linee fisse, hanno negli ultimi anni mostrato una crescente insoddisfazione, visto che ora i loro dati oggi appaiono senza colpo ferire in migliaia di siti in giro per il mondo: il primo fu InfoSpace e fece un certo scalpore a fine anni Novanta.
L’Autorità ha pubblicato un comunicato trionfante, sicura che cesseranno le violazioni della privacy degli utenti italiani. D’altra parte, il modello che gli utenti dovrebbero compilare è praticamente incomprensibile. Si prevedono elenchi telefonici moooolto leggeri, nei prossimi anni: saranno ben pochi, in Italia, a prendersi la briga di comprendere il questionario, compilarlo correttamente, inviarlo…
Il buon Massimo Moruzzi si è invischiato in una polemica infinita a proposito del tramonto di Chl. Come spesso succede in questi casi, è difficile scindere l’aspetto “umano” della vicenda da quello commerciale, di marketing e soprattutto finanziario e strategico.
Al Moruzzi viene contestato il troppo pelo sullo stomaco a proposito del commento critico sulle scelte del management ed i relativi effetti sulla decimazione del personale: eppure, anche chi non ha vissuto quegli anni di “spese pazze” in maniera troppo coinvolgente conosce Chl, come cliente o semplicemente perché ha visto le campagne pubblicitarie. Magari senza comprenderle: ognuno ha una zia (od una mamma) che davanti alle campagne del periodo IPO non capiva minimamente di cosa si stesse parlando.
Non era il target, certo. Ma se si fosse veramente voluti arrivare ai numeri mirabolanti del prospetto informativo, si sarebbe dovuta immaginare una clientela ben più grande dei soliti utenti appassionati di hardware. L’arrivo dei fratelli Franchi, probabilmente, ha solo fatto tramontare del tutto l’illusione di un soggetto e-commerce credibile a livello italiano. Rimangono solo le briciole: aspettiamo il momento in cui CDC acquisirà Chl per utilizzarlo come ennesimo retail brand. Sempre se non falliscono pure loro, vedi Opengate.
Impazza La donna perfetta: incassa “ben” 293 mila Euro… Un risultato ridicolo, se confrontato con i successi invernali. Le sale italiane, un tempo, erano chiuse: inseguendo la moda statunitense dei film in uscita per l’Indipendence day, ora assistiamo a queste debacle anche a casa nostra.
Il film, di per sé, non è male: nonostante le perplessità di Natalia Aspesi, il film “kidmaniano” The Stepford Wives è una commedia rinfrescante, benché dolceamara, nelle afose serate cittadine. Ovunque si sprecano i confronti con il film del 1975, ma la pasta è nettamente diversa. Qui si ride quasi sempre, manca quasi del tutto l’aspetto noir.
Rimane, piuttosto, una perplessità di fondo: perché bruciarlo adesso? I distributori italiani forse hanno temuto un incuccesso? Eppure il film non è niente di peggio di tante commedie puntualmente premiate agli Oscar. Distribuito a settembre, con un battage meno delirante (cfr. il sottotitolo “Ogni donna ha un segreto”), poteva incassare molto, ma molto di più.
Capita sempre più spesso: prima erano gli artisti americani, ora anche quelli europei che perdono i loro Master un attimo dopo la realizzazione dei nuovi, attesi album. Stavolta capita alla band europea più famosa, gli U2, che a Nizza, nemmeno fossero dei turisti italiani, si son visti trafugare il loro nuovo album.
Così, pochi minuti dopo la notizia, in Francia c’è già chi ironizza sulle sorti di coloro che metteranno il nuovo album sui P2P. Dall’altra parte della manica, invece, c’è chi lo descrive come un capolavoro. Forse anche la nomina a “miglior gruppo del decennio”, ora, appare alquanto strumentale. I fan, si sa, vanno cucinati a fuoco lento e (possibilmente) in un effluvio di notizie.
Monica Bellucci è adorata in mezza Europa: forse più all’Estero che in Italia. Recentemente, i ragazzi francesi l’hanno eletta, (al pari di Brad Pitt per il ruolo maschile), il titolo di regina cinematografica sexy.
La Bellucci ha sempre mantenuto un low profile: nonostante su Internet si trovi di tutto di più, le sue immagini non fake sono tendenzialmente eleganti, mai “porno”. I maschietti italiani lettori dei vari magazine per soli uomini erano forse in crisi di astinenza e così lei è apparsa su Vanity Fair, che nella sua edizione italiana è stato proposto come un femminile.
Stavolta la parte più apparente non è il seno “fatto solo per portare vestiti scollati” , ma il pancione. Monica sta per partorire e si è lanciata in un’accorata campagna a proposito della legge sulla fecondazione assistita. Il motivo è valido, chissà se qualcuno se la filerà…