27 Agosto 2004

Realtà batte Comunicazione 1 a 0

Enzo Baldoni in giro per il mondoQuando era apparso in video a raccontare di sé a tutto il mondo, tutti hanno avuto una reazione diversa: c’è chi (e non merita un link) ha demenzialmente pensato “un turista in cerca di brividi”, chi l’ha definito il rapito più simpatico della resistenza irakena, chi ha pensato “Che ci fa Enzo - Zonker in TV?”…

In ogni caso, bisognava riconoscergli una cosa: un grande comunicatore, persino in quel momento. In barba a chi in Italia si dilettava a fare le pulci al suo profilo professionale (”è un pubblicista, non un giornalista” e banalità simili), ha dimostrato per un momento che si poteva coniugare quel mo(n)do onirico di fare pubblicità ed impegno civile profondo, sincero.

Enzo Baldoni, sì, proprio quello che scriveva su Linus e traduceva Doonesbury per la gioia dei fan italiani, non era solo un pubblicitario in cerca di sensazioni forti. Era una persona che aveva deciso di comunicare con le persone che soffrono dal vivo, non oltre la comoda cortina di un firewall aziendale.

L’unico problema di tutto ciò è che, semplicemente, il mondo non era pronto, ed il sistema è crashato. Come nei peggio sistemi operativi, Restart the World. Così i potenti di turno potranno giocarci un altro po’.

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    9 Aprile 2004

    Furti di carte di credito e furti di identità

    Il rapporto Istat citato ieri ci ha raccontato che per il 66,1% delle aziende il principale ostacolo alla vendite on line è la sicurezza dei pagamenti. Il tema, d’altronde, è un classico della Rete europea e non. Probabilmente la modesta diffusione delle carte di credito ed i costi non troppo trasparenti che le banche europee addebitano agli utenti (pensiamo alle spese mensili di estratto conto o al bollo previsto in Italia per importi superiori all’ottantina di Euro) e le “favole” negative che circolano da anni sono ancora una spada di Damocle sullo sviluppo reale del commercio elettronico.

    Non che non ci siano problemi veri: oggi Punto informatico ha pubblicato un interessante articolo intitolato Furto d’identità, la Ue segue gli Usa, a proposito delle prospettive di miglioramento della pessima legislazione attuale in tema di identity theft. Un tema che qualche settimana fa aveva fatto scalpore con il caso giapponese Softbank Corp ed i successivi dati diffusi dagli organi di stampa: i dati che vengono sottratti sono quelli anagrafici, ma anche le coordinate bancarie…

    Poi c’è il grande mondo delle carte di credito: proprio oggi viene da Reggio Emilia la notizia di una grossa truffa avviata utilizzando numeri di carta di credito non ancora utilizzati. La cosa interessante è che, seguendo i link dell’articolo del Corriere della Sera sull’argomento, si scopre che non è certo la prima volta che avviene. Se nel giugno 2001 una mega-operazione aveva arrestato i 32 responsabili di una truffa lombarda da 5 miliardi di lire, ad inizio marzo 2004 a Verona era stata scoperta l’ideona di un rumeno e dei suoi complici ristoratori.

    Attenzione a quest’ultimo particolare: le operazioni citate, sono relative a truffe organizzate e realizzate del tutto off line. L’arguto Raimondo Boggia l’ha detto e scritto più volte: siamo così sicuri quando utilizziamo la carta di credito in giro per il mondo o, addirittura, in un ristorante di Verona o nelle boutique milanesi? Più che durante le transazioni su server sicuri, in cui non c’è traccia di intervento umano? Perché? Riusciremo ad ammettere che le paure sono leggittime, ma devono essere equilibrate?

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    22 Marzo 2004

    Ilaria Alpi e Miran Hrovatin: 10 anni inutili?

    Negli ultimi giorni tutti i media Europei, con gli italiani in pole position, hanno abbondantemente speculato sul decimo anniversario della morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Mentre hanno eco anche in Francia le imbarazzanti testimonianze false, le indagini sulla morte dei due sono avvolte nel mistero più cupo.

    I due eroi sono stati un esempio, non c’è dubbio. Quello che brucia, è che nonostante gli ospedali, i libri ed i premi “istituzionali”, questo esempio venga spesso dimenticato. Ci vuole il Casini del momento per dire “Grazie” ai giornalisti. La Commissione parlamentare brancola nel buio, nonostante i proclami.

    Verrebbe da scrivere che comunicare non è celebrare dei morti coraggiosi, ma dire - gridare, se necessario - la verità, quella verità che i morti in questione cercavano di svelare. Forse anche in questo post si sta facendo lo stesso errore: ma la rabbia è difficile da comunicare.

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    26 Febbraio 2004

    Alla gogna!

    La puntuale Adele Chiodi già un annetto fa scriveva un articolo intitolato America stregata dalla gogna elettronica, in cui notava come Punto informatico avesse iniziato a parlare di “gogna elettronica” già dal 1997. Sfogliando gli ultimi articoli sull’argomento apparsi sul quotidiano, si nota una crescita esponenziale: prima si era parlato di Corea e di sacerdoti pedofili a Baltimora, poi del Maine. Oggi il quotidiano elettronico riporta come i gestori del sito del Dipartimento di polizia di San Jose stiano vedendo una netta crescita del traffico grazie alle pagine dedicate ai pedofili.

    Ma non sono solo i più beceri crimini di natura sessuale ad ispirare questo uso aggressivo della Rete da parte delle autorità di tutto il Mondo: poche settimane fa lo Stato in miniatura del Rhode Island iniziò a pubblicare sul proprio sito la lista degli evasori fiscali. Decisamente più storico è il caso di Targeting Fraud, il sito che sin dal 2000 raccoglie le segnalazioni dei britannici sui vicini evasori…

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    22 Febbraio 2004

    Furti di codice e risvolti positivi

    Da sempre, quando si parla di virus e cracking, si usa una metafora da biologia umana: l’infezione fa bene perché permette di svelare punti deboli dell’organismo, sito o software che sia. Stavolta, la notizia del furto del codice sorgente di Windows ha colpito non soltanto per le dimensioni, ma anche per la reazione di Microsoft.

    Resasi conto che in un prodotto leader di mercato come Internet Explorer basta visualizzare un’immagine Bitmap per creare un Denial of Service, prima ha iniziato a diffondere minacce e diffide, poi si è impegnata a “rivedere il codice” dei suoi prodotti per tranquillizzare la clientela, soprattutto quella business.

    Sino ad ora, l’analisi più lucida della situazione sembra essere quella di Raulken, portale sulla sicurezza informatica dalle alterne fortune: viene avanzata anche un’ipotesi non del tutto nuova, ma significativa, quella per cui tutto il tormentone sia stato creato ad hoc. Verrebbe da aggiungere, come hanno proposto alcuni informatici, che alla fine è un modo bizzarro per la multinazionale di passare all’open source

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